Pantelleria "perde" la nave
ora rischia anche lo zibibbo
LAURA ANELLO
Senza collegamenti con la Sicilia, bloccata la vendemmia
PANTELLERIA (TRAPANI)
Sono arrivati pure a buttare l’uva già raccolta a terra, i contadini di quest’isola nera di lava e di rabbia. I chicchi preziosi di zibibbo, il cibo degli dei degli dell’Olimpo, gettati come scarti nella Pantelleria che da quattro giorni aspetta invano la nave che la colleghi con il mondo. Le Cantine Pellegrino, l’unica azienda vinicola che ammassa l’uva per portare poi il mosto nella casa madre di Marsala, ha i silos strapieni. Non c’entra più un goccio.
Allora stop alla vendemmia, stop a quel raccolto che qui, dove il sole rende i chicchi dolcissimi, dove anche vip come Carole Bouquet si divertono a produrre bottiglie di qualità di moscato e di passito, è l’appuntamento clou di tutto l’anno. Perché questa, dove Armani, Dolce e Gabbana e mezzo mondo dorato si dà appuntamento ogni estate tra yacht e villone, in realtà è un’isola di contadini. Ci sono vecchi dell’entroterra che al mare nella vita non sono mai andati.
L’aveva detto la gente di lunga memoria, l’aveva gridato il sito Pantelleria news, che è la voce on line dell’isola, che una sola nave non sarebbe bastata né per il turismo né per il commercio. Che l’imbarcazione Ro.Ro. Cossyra della «Traghetti delle isole», sacrificata l’8 luglio scorso sull’altare dei tagli alla Regione, era necessaria per trasportare uomini e cose. Adesso il primo banco di prova è arrivato con la vendemmia. «Il ricevimento delle uve è sospeso fino a data da destinarsi, fino a quando cioè non riusciremo a trasferire parte del mosto in terraferma», spiegava giovedì Nicola Poma, enologo delle cantine Pellegrino. Quattro giorni fa.
Da allora anche il maltempo ci ha messo lo zampino e il traghetto della Siremar, l’unico rimasto a collegare l’isola ogni giorno con Trapani, non è più arrivato. «Siamo ripiombati nel 1985 – dice Salvatore Gabriele, direttore di Pantelleria news e memoria storica nell’isola – è un colpo gravissimo alla nostra economia». La pioggia, poi, ha esasperato ancora di più gli animi. Perché abbassa il grado zuccherino dell’uva, che più è alto più rende i grappoli redditizi.
Unica speranza per l’agricoltura dell’isola in ginocchio: trent’anni fa, raccontano gli anziani, si cominciò a parlare di crisi quando la produzione era di 360 mila quintali. Adesso si arriva a stento a 25 mila, e 12 mila sono proprio quelli delle Cantine Pellegrino, il colosso di Pantelleria con timbro dop, l’unica rimasta a comprare e ad ammassare l’uva dopo il fallimento di due consorzi. Le altre sono produzioni di nicchia.
Così l’isola freme di rabbia, proprio quando le celebrità sono tornate alle loro residenze invernali e qui si fanno i conti con i problemi di sempre. Che non sono soltanto legati all’agricoltura. Con il taglio della nave, è saltato l’approvvigionamento stabile delle merci pericolose, come le bombole del gas, che qui sono indispensabili, la fornitura di carburante, di materiali per l’ospedale, perfino dell’alcol. La Protezione civile ci ha messo una pezza, garantendo per questo due corse settimanali che a settembre diventeranno una.
E il paradosso, nell’isola che si sente abbandonata, è che è stato appena inaugurato un aeroporto avveniristico per la cui inaugurazione sono venute qui le più alte autorità civili e religiose. Peccato che anche i collegamenti via cielo siano tutt’altro che garantiti. I soldi pubblici per convincere le compagnie aeree a garantire le tratte con la Sicilia sono finiti: alla vigilia dell’estate è stata messa una toppa d’emergenza con una proroga fino a ottobre, ma è l’ultima perché Enac non ha più fondi a disposizione.
I giovani pochi mesi fa si sono ribellati all’abbandono, issando striscioni, convincendo i commercianti ad abbassare le saracinesche, mobilitando vecchi e famiglie. «Siamo felici che le celebrità amino quest’isola, ma ci siamo anche noi, 7.500 residenti», dice Margherita Casano, 24 anni, che qui è nata e qui è tornata dopo essersi laureata in Architettura a Roma. Ma poco da allora è cambiato.
Allora stop alla vendemmia, stop a quel raccolto che qui, dove il sole rende i chicchi dolcissimi, dove anche vip come Carole Bouquet si divertono a produrre bottiglie di qualità di moscato e di passito, è l’appuntamento clou di tutto l’anno. Perché questa, dove Armani, Dolce e Gabbana e mezzo mondo dorato si dà appuntamento ogni estate tra yacht e villone, in realtà è un’isola di contadini. Ci sono vecchi dell’entroterra che al mare nella vita non sono mai andati.
L’aveva detto la gente di lunga memoria, l’aveva gridato il sito Pantelleria news, che è la voce on line dell’isola, che una sola nave non sarebbe bastata né per il turismo né per il commercio. Che l’imbarcazione Ro.Ro. Cossyra della «Traghetti delle isole», sacrificata l’8 luglio scorso sull’altare dei tagli alla Regione, era necessaria per trasportare uomini e cose. Adesso il primo banco di prova è arrivato con la vendemmia. «Il ricevimento delle uve è sospeso fino a data da destinarsi, fino a quando cioè non riusciremo a trasferire parte del mosto in terraferma», spiegava giovedì Nicola Poma, enologo delle cantine Pellegrino. Quattro giorni fa.
Da allora anche il maltempo ci ha messo lo zampino e il traghetto della Siremar, l’unico rimasto a collegare l’isola ogni giorno con Trapani, non è più arrivato. «Siamo ripiombati nel 1985 – dice Salvatore Gabriele, direttore di Pantelleria news e memoria storica nell’isola – è un colpo gravissimo alla nostra economia». La pioggia, poi, ha esasperato ancora di più gli animi. Perché abbassa il grado zuccherino dell’uva, che più è alto più rende i grappoli redditizi.
Unica speranza per l’agricoltura dell’isola in ginocchio: trent’anni fa, raccontano gli anziani, si cominciò a parlare di crisi quando la produzione era di 360 mila quintali. Adesso si arriva a stento a 25 mila, e 12 mila sono proprio quelli delle Cantine Pellegrino, il colosso di Pantelleria con timbro dop, l’unica rimasta a comprare e ad ammassare l’uva dopo il fallimento di due consorzi. Le altre sono produzioni di nicchia.
Così l’isola freme di rabbia, proprio quando le celebrità sono tornate alle loro residenze invernali e qui si fanno i conti con i problemi di sempre. Che non sono soltanto legati all’agricoltura. Con il taglio della nave, è saltato l’approvvigionamento stabile delle merci pericolose, come le bombole del gas, che qui sono indispensabili, la fornitura di carburante, di materiali per l’ospedale, perfino dell’alcol. La Protezione civile ci ha messo una pezza, garantendo per questo due corse settimanali che a settembre diventeranno una.
E il paradosso, nell’isola che si sente abbandonata, è che è stato appena inaugurato un aeroporto avveniristico per la cui inaugurazione sono venute qui le più alte autorità civili e religiose. Peccato che anche i collegamenti via cielo siano tutt’altro che garantiti. I soldi pubblici per convincere le compagnie aeree a garantire le tratte con la Sicilia sono finiti: alla vigilia dell’estate è stata messa una toppa d’emergenza con una proroga fino a ottobre, ma è l’ultima perché Enac non ha più fondi a disposizione.
I giovani pochi mesi fa si sono ribellati all’abbandono, issando striscioni, convincendo i commercianti ad abbassare le saracinesche, mobilitando vecchi e famiglie. «Siamo felici che le celebrità amino quest’isola, ma ci siamo anche noi, 7.500 residenti», dice Margherita Casano, 24 anni, che qui è nata e qui è tornata dopo essersi laureata in Architettura a Roma. Ma poco da allora è cambiato.

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