Il Consiglio Comunale ha deliberato di conferire la cittadinanza onoraria nel Comune di Pantelleria ai bambini nati nell'isola da cittadini stranieri regolarmente residenti. La mozione presentata dal Gruppo di maggioranza di “Pantelleria nel cuore”, che ha accolto una recente proposta del PD pantesco oltre che le sollecitazioni provenienti dall'UNICEF, è stata approvata senza i voti dei quattro consiglieri del PDL che si sono astenuti, dichiarando che avrebbero preferito prima una consultazione referendaria. Va specificato che il conferimento della cittadinanza onoraria ha solo un valore simbolico, perché spetta allo Stato e non agli Enti locali decidere i criteri per l’acquisizione della cittadinanza e cioè il passaggio dallo ius sanguinis (cittadini italiani si diventa se i genitori sono italiani) allo ius soli (si acquisisce la cittadinanza del Paese in cui si nasce). La legge n. 91 del 5 febbraio 1992, infatti, prevede che i bambini figli di genitori stranieri nati in Italia rimangano cittadini stranieri fino al compimento del 18° anno di età. Il significativo gesto compiuto dal Consiglio Comunale ribadisce la politica di accoglienza da sempre adottata dalla comunità pantesca e ridona la giusta dignità ai bambini perfettamente integrati nella vita dell'isola che vivono quotidianamente a fianco di tutti gli altri bambini nati da genitori italiani.
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15/03/14
14/03/14
MIMI' IL PESCATORE DEL MEDITERRANEO PASSATO DA PANTELLERIA
SAN BENEDETTO DEL TRONTO- “Iniziai a lavorare in mare a 14 anni, era il lontano 1949”- è questa la frase iniziale dell’intervista a Grossi Domenico, meglio conosciuto come “Mimì”, primo di cinque figli.
Dove ha iniziato a lavorare per mare? Perché ha scelto questo tipo di lavoro?
“Iniziai a lavorare nelle acque territoriali di San Benedetto, perché, nel 1949, la maggior fonte di guadagno era rappresentata da mestiere del pescatore. A quattordici anni nessun capitano o armatore avrebbe imbarcato un’altra persona perché c’erano degli esuberi numerici. Fino al 1953 restai imbarcato a San Benedetto sul motopeschereccio “San Gabriele” poi, sia per la sete di nuove esperienze sia per un maggior ritorno economico, mi sono imbarcato sulla nave da pesca “Giovanni Battista” che esercitava la pesca a Lampedusa con base ad Anzio. Ho fatto altre esperienze fuori dal porto locale, preparandomi privatamente allo studio, per ottenere la patente di marinaio autorizzato che, arrivò compiuti i ventuno anni d’età. A ventotto anni diedi ulteriori esami per prendere il diploma di padrone marittimo per la pesca oceanica che era necessario per il comando delle barche. Questo diploma mi è stato utile per lavorare dal 1960 al 1966, al comando delle barche in Atlantico. Sono stato il primo a portare nel porto di San Benedetto, un peschereccio atlantico: il “Marchegiani III”, nel 1965- 1966. Ho scelto di fare il pescatore perché mi piaceva, per passione e poi era un lavoro che si tramandava da padre in figlio”.
Qual’ era il suo ruolo all’interno dell’equipaggio? Per quanti anni è andato in mare?
“La mia è stata una lunga navigazione che è durata 34 anni, 8 mesi e 6 giorni, per questo ho ricevuto in dono la medaglia d’oro. Il mio ruolo principale era da comandante ed ebbi il primo imbarco con questo incarico il 24 dicembre 1956. Nel febbraio 1957 ebbi l’incarico da comandante presso il motopeschereccio “Malfizia”, è stato un imbarco un po’ traumatico e doloroso perché sostituivo il figlio dell’armatore che era in congedo per il matrimonio, ma l’avvenimento tragico fu l’affondamento dello stesso avvenuto un mese dopo (fortunatamente non lavoravo più lì!). L’equipaggio morì, compreso il novello sposo che io ho sostituito per trenta giorni. Nel marzo 1967 ci fu il varo del motopeschereccio “Arcangelo padre”, successivamente denominato “Benedetta”, che fu costruito in collaborazione con i miei fratelli Emidio e Francesco. Negli anni successivi al varo, iniziarono a lavorare assieme a noi, anche, i fratelli più piccoli cioè Marino ed Adriano. Effettuavamo la pesca mediterranea, lasciando le famiglie per tanti mesi e navigando nel mar Mediterraneo quindi a Lampedusa, a Pantelleria, a Malta…”.
DIOCESI MAZARA: POVERTA' IN AUMENTO, PANTELLERIA TRA LE 4 FORANIE TEST
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Sempre più persone si rivolgono alla Caritas diocesana determinando così un aumento del processo di impoverimento del territorio. È questo il quadro che è emerso dal Report Ospoweb, presentato stamattina presso l’aula magna del Seminario vescovile di Mazara del Vallo, ala presenza, tra gli altri, del Vescovo monsignor Domenico Mogavero, del direttore della Caritas don Giacinto Leone e Walter Nanni del Centro studi della Caritas italiana. La ricerca, tramite i Centri di Ascolto della Caritas messi in rete grazie al sistema nazionale Ospoweb, è stata sviluppata in via sperimentale durante il 2013 e ha interessato le parrocchie di quattro Foranie: Mazara del Vallo, Castelvetrano, Salemi e Pantelleria. La particolarità della ricerca è stata quella che ad essere coinvolti non sono stati solamente chi si rivolge ai Centri di Ascolto ma anche figure professionali e artigianali dei vari territori, ai quali è stato chiesto, tra le domande, il percepimento della povertà nel proprio quartiere.
Nell’ambito della ricerca, durante il 2013, sono emersi dati molto significativi. Sono più donne (57,3%) che uomini (42,7%) quelli che si sono rivolti ai Centri. «Significativo – spiegano Mario Luppino e Marilena Campagna, operatori del progetto – è il picco di presenza nella fascia di 35 - 54 anni (50 % delle presenze). Si tratta di persone che non trovano un´occupazione adeguata alle esigenze proprie e della famiglia di appartenenza». Un ulteriore dato è stato quello che la famiglia continua ad essere interessata in maniera prevalente dal fenomeno della povertà. «La maggior parte delle persone che vengono ai Centri – dicono ancora i due operatori - vivono per il 66% in nuclei familiari regolarmente sposati (di cui il 60% con presenza di figli o altri familiari/parenti) ed il 6% in famiglie di fatto. Non trascurabile appare il dato di chi vive solo (16%)».
Dall’analisi è anche emersa la tipologia di bisogni. Ancora Luppino e Campagna: «I tipi di bisogno che sono emersi con maggior forza dall’ascolto delle persone accolte nei CdA della nostra Diocesi nel 2013 riguardano l´impossibilità a far fronte a spese di prima necessità (59%) ed ancora problemi di occupazione e ricerca di un lavoro (20%) presentati maggiormente dalle donne. Per gli stranieri inoltre si aggiungono anche i bisogni riguardanti la loro situazione di immigrati (5%)». Le domande di aiuto formulate dalle persone accolte hanno riguardato per il 77,6% interventi di beni e servizi materiali. Sul totale di tali interventi il 90% è costituito da interventi di viveri e vestiario. «A questi dati – spiegano gli operatori - devono essere aggiunti coloro che richiedono sussidi economici (17,9%) che, frequentemente rispondono all´esigenza di avere il denaro sufficiente per pagare bollette per la fornitura di servizi di prima necessità come luce e gas, oppure per l´acquisto di prodotti per l´infanzia e farmaci».
VIOLENZA SULLE DONNE: ANCHE PANTELLERIA NEL PROTOCOLLO RETE REGIONALE ANTI-VIOLENZA
Palermo, 14 mar. - (Adnkronos) - Un protocollo d'intesa per la costituzione di una rete contro la violenza di genere. È quello sottoscritto oggi dall'assessore per la Famiglia, le Politiche sociali e il Lavoro della Regione siciliana, Ester Bonafede, a Termini Imerese, nel palermitano. La Regione, così, si rende protagonista di un accordo con altre istituzioni per fronteggiare una problematica sempre più emergente. Un'iniziativa che vede anche il coinvolgimento del Tribunale di Termini Imerese, della Procura, del Commissariato, degli ospedali della cittadina marinara e di Cefalù, dei Comuni dei Distretti socio sanitari D37, D38 e D39, del Comune di Pantelleria, di diverse associazioni di categoria e di volontariato, oltre ad altri enti che presteranno il proprio importante contributo. "Si tratta - afferma Bonafede - di un punto di partenza verso la costituzione di un sistema di rete più ampio che possa abbracciare l'intero territorio regionale e che si inserisce nel quadro delle strategie individuate e del lavoro svolto in questi mesi". L'obiettivo è dare vita ad una rete contro la violenza sulle donne e sui minori, sviluppando le principali strategie tematiche riconducibili alle cinque aree d'intervento individuate a livello internazionale come maggiormente significative e prioritarie e riguardanti: il supporto e la protezione delle vittime; un attento lavoro di prevenzione sugli aggressori; un'intensa attività di formazione, ricerca, informazione e sensibilizzazione.
11/03/14
DRAMMA SPOSE BABY: RAWAN, 8 ANNI, MUORE PER LE LESIONI INTERNE DOPO PRIMA NOTTE DI NOZZE
Rawan, una bambina di soli 8 anni, è morta per le gravi lesioni interne riportate durante la sua prima notte di nozze. La notizia che si sta rapidamente diffondendo in queste ore, è stata battuta per prima dalla stampa inglese. La piccola viveva nella zona tribale di Hardh, al confine con l’Arabia Saudita, nello Yemen: i genitori l’hanno data in moglie ad un uomo di 40 anni. Queste storie ci fanno comprendere che il dramma delle spose bambine è ancora una realtà fortemente presente in alcune parti del mondo. Ci sono ancora troppe bambine costrette a rinunciare alla loro spensieratezza, al gioco, all’infanzia. Alcuni attivisti locali che combattono questo fenomeno si stanno mobilitando per far arrestare il marito e i genitori della bambina.
Secondo quanto si apprende dal sito dell’UNICEF, “nei Paesi in via di sviluppo (Cina esclusa) circa 70 milioni di ragazze – una su tre fra coloro che oggi hanno un’età compresa tra 20 e 24 anni – si sono sposate in età minorile. I tassi più elevati di diffusione dei matrimoni precoci si registrano nell’Asia meridionale (46%) e nell’Africa subsahariana. Le gravidanze precoci provocano ogni anno 70.000 morti fra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni, e costituiscono una quota rilevante della mortalità materna complessiva. […]Le “spose bambine” sono innanzitutto ragazze alle quali sono negati diritti umani fondamentali: sono più soggette, rispetto alle spose maggiorenni, a violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, esse vengono precocemente sottratte all’ambiente protettivo della famiglia di origine e alla rete di amicizie con i coetanei e con gli altri membri della comunità, con conseguenze pesanti sulla sfera affettiva, sociale e culturale.[…]I matrimoni precoci contravvengono ai principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che sancisce il diritto, per ogni essere umano sotto i 18 anni, ad esprimere liberamente la propria opinione (art. 12) e il diritto a essere protetti da violenze e sfruttamento (art. 19), e alle disposizioni di altri importanti strumenti del diritto internazionale. […] Occorre essere consapevoli che le radici di questo fenomeno risiedono in norme culturali e sociali legate sia a pregiudizi di genere che a strategie sociali proprie delle economie di sussistenza, in primo luogo l’esigenza di “liberarsi” prima possibile del peso rappresentato dalle figlie femmine, ritenute meno produttive per l’economia familiare”.
Proteggere i bambini e il loro diritto ad un’infanzia felice dovrebbe essere il principale compito di ogni adulto. Perché i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, è in loro che risiede la speranza per un futuro migliore. Una bambina costretta a sposarsi, a staccarsi dalla sua famiglia e a rispettare tutti gli obblighi coniugali che il matrimonio comporta, che tipo di adulto diventerà? E i bambini nati da una relazione del genere? Altre bambine costrette a sposarsi in un’età in cui il matrimonio dovrebbe essere solo un gioco da inscenare con le amiche. Altri maschi (futuri uomini) convinti del diritto di poter toccare una bambina come si tocca una moglie, una donna, una compagna e non come si tocca una fanciulla.
07/03/14
8 MARZO: PERCHE' SI FESTEGGIA?
FONTE NOTIZIA: CLICCA QUI
" . . . Ci sono bufale e bufale: quella che riguarda l'origine della Festa della donna, che si celebra oggi in tutto il mondo, è una bufala a suo modo efficace e simbolica. La leggenda (metropolitana) vuole che sia stata istituita in ricordo d'una tragedia, un olocausto di donne: l'incendio, avvenuto l'8 marzo del 1908, d'una fabbrica tessile di New York, la fantomatica "Cotton", mentre era in corso uno sciopero delle operaie per protestare contro le inumane condizioni di lavoro. Secondo la leggenda, il proprietario, tale Johnson, chiuse le operaie dentro, bloccando le uscite e nell'incendio, che secondo una delle versioni della leggenda avrebbe appiccato lo stesso Johnson (furbo come una volpe) morirono tutte. Come si vede, c'è dentro tutto: lo sfruttamento, la discriminazione, la crudeltà, il sacrificio. Una storia davvero simbolica. Peccato che sia falsa quasi per intero.
In realtà, l'origine della festa è un'altra: fu celebrata per la prima volta negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, su iniziativa del Partito socialista americano, in favore del diritto al voto femminile. Da allora negli Usa la giornata – che dall'anno successivo, alla luce di un lunghissimo sciopero di 20mila camiciaie newyorkesi si caricò di rivendicazioni anche sindacali – si continuò a celebrare l'ultima domenica di febbraio, mentre in alcuni paesi europei – Germania, Austria, Svizzera e Danimarca – si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste, in ricordo del 19 marzo 1848, quando il re di Prussia aveva promesso il riconoscimento del diritto di voto alle donne (poi rimangiandoselo). In Francia venne invece celebrata il 18 marzo 1911, quarantennale della Comune di Parigi.
Le celebrazioni però non ebbero dappertutto continuità, e vennero interrotte dalla Prima guerra mondiale, fino a che l'8 marzo 1917 le donne di San Pietroburgo guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Fu l'inizio della "Rivoluzione russa di febbraio". Perciò il 14 giugno 1921 la Seconda Conferenza internazionale delle donne comuniste fissò all'8 marzo la Giornata internazionale dell'operaia. In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta il 12 marzo 1922, per iniziativa del Partito comunista.
Solo nel secondo dopoguerra – perduta la memoria storica delle vere origini della festa – cominciò a circolare la leggenda dell' "incedio alla Cotton". Sovrapponendo dati leggendari a una tragedia vera: quella del rogo alla fabbrica di abbigliamento "Triangle Shirtwaist Factory" di New York, il 25 marzo 1911. Lì 129 donne e 17 uomini morirono bruciando assieme alla macchine per cucire o lanciandosi dalle finestre dell'ottavo e nono piano dell'Asch Building, che oggi ospita il dipartimento di scienze della New York University (dove si aprirà una mostra fotografica con immagini di quel rogo diventato emblema del sacrificio delle lavoratrici). Le vittime erano per lo più giovani immigrate (molte italiane) che lavoravano 14 ore al giorno, 6 giorni a settimana, per pochi dollari. I proprietari, per timore che le sartine s'allontanassero dal posto di lavoro, avevano dato ordine di chiudere a chiave le porte. E quando scoppiò l'incendio l'Asch Building si trasformò in una trappola.
A distanza di un secolo gli ultimi 6 ignoti lavoratori morti nel rogo, 5 donne e un uomo, sono stati finalmente identificati (grazie all'ostinazione del ricercatore Michael Hirsch) e per la prima volta il prossimo 25 marzo – quando ci sarà la commemorazione ufficiale – verranno scanditi di fronte all'Asch Building assieme a quelli delle altre 140 vittime.
Al processo i proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harri, non vennero riconosciuti colpevoli di alcun reato e i lavoratori del settore abbigliamento scesero in piazza per alcune settimane di fronte all'edificio fino a quando la municipalità decise di adottare misure a difesa dei lavoratori, specie nel campo della sicurezza.
Il materiale simbolico, in fondo, c'è tutto. . . . "
27/02/14
10 ESPRESSIONI SLANG ITALIANE SPIEGATE IN INGLESE !
FONTE NOTIZIA: CLICCA QUI
Whether you’ve been studying Italian for years or are currently mastering the art of “my name is,” these 10 expressions are an essential addition to any vocabulary. You won’t find them in Italian books, but you’ll hear them all over the streets. Understanding them will give you a huge boost in comprehension. Using them will make you much more fun to talk to.
Italian Slang, “Che palle!” (What a pain in the ass!) on a car towing sign
1. Che palle! (keh PAL-leh)
Translated word for word as, “What balls!” it’s the short and sweet equivalent to “What a pain in the ass!” Tack it onto the end of any annoying activity for added emphasis: “We have to climb all those stairs? Che palle!” or mumble it under your breath when someone causes you general agitation: “Put a scarf on or you’ll get pneumonia!” Che palle.
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2. Che figata (keh fee-GAH-tah)
An adventure in Italy done right will leave you with plenty of chances to use and hear, “What a cool thing!” I met an Italian soccer player today! “Che figata!” We learned how to make handmade pasta! “Che figata!” “It’s official. Prada wants to hire me!” “Che figata!”
You made manicotti by hand? Che figata!
3. Figurati! (Fee-GUH-rah-tee)
“Don’t worry about it!” or “It’s nothing!” Just like in English, you can use it when you really mean it: “Thank you so much for the great meal!” “Figurati!” Or to be nice when you really don’t: “I’m sorry I spilled red wine on your brand new, white 500€ Gucci shirt.” “…Figurati!”
“Sorry I partied too hard at carnival.”
“…Figurati!”
“…Figurati!”
4. Mi fa cagare! (mee fah cah-GAH-reh)
Italians take expressing discontent to a whole new level with the descriptive “It makes me poop,” (HA) leaving us English speakers in the dust with our 1 million times less dramatic and funny, “It’s awful.” “That restaurant? Mi fa cagare!” “His tight shirt? Mi fa cagare!” “American coffee? Mi fa cagare!”
Wine in a juicebox? Mi fa cagare!
5. Che schifo! (keh SKEE-foh)
“How disgusting!” Here are some likely scenarios you will encounter in Italy, just waiting for a “che schifo.” The people sitting next to you on the bench think they’re in their bedroom: “Che schifo!” A pigeon poops on your head: “Che schifo!” You see a 70 year-old man hitting on a 19 year-old girl: “Che schifo!”
That’s how you make fresh ricotta cheese? Che schifo!
6. Dai! (dahyee)
With a pronunciation not unlike a drawn out English “die,” it may sound initially off-putting as you hear it shouted between sweet Italian children and little old ladies. But “dai” just means “Come on!” as in, “Please, oblige me.” Use it when someone refuses: “Let’s go to Sicily.” “No.” “Dai!” Or to push someone to do something: “One more shot of limoncello, dai!” It can also be similar to “stop it!” Someone’s stealing bites of your gelato? Knock them in line with a “dai!”
DAI! Get your own tiramisu!
7. Meno Male! (MEH-noh MAH-leh)
Its translation means “less bad,” but it’s used like, “Thank God!” So you can say: “Fiorentina won? Meno male!” “I passed the test? Meno male!” You can also literally say “Thank God!” which is “Grazie a Dio!” (GRAHT-see-eh ah DEE-oh!). Just make sure you get the “a” in there. Even though it feels more natural to say “Grazie, Dio,” that leaves you speaking directly to God: “Thanks, God!”
8. Magari! (mah-GAHR-ee!)
The Italian counterpart to “I wish!” “Let’s hope!” or “Maybe!” When someone asks you if you plan on coming back to Italy, marrying an Italian and living in a villa in the Tuscan countryside, you can respond with “Magari!” (because of course you do). “Magari” is also great for playing it cool with the opposite sex: “Will we ever see each other again?” “Magari!”
Magari I lived on a vineyard in Chianti!
9. Basta! (BAH-stah!)
“Enough!” “That’s it!” Use it to stop the fruit vendor from filling your bag with 20 extra oranges: Basta, basta! Add it to the end of your order: “Una pizza e basta” Or shout it to the people singing songs at 4 a.m. outside your apartment window: “BASTA!”
Basta with the PDA already! We get it; Italy is romantic. No reminders necessary
10. Ma, che sei grullo?
(Mah, keh sehyee GROO-loh?)
(Mah, keh sehyee GROO-loh?)
A uniquely Florentine expression, it literally means, “But, how silly/stupid are you?” It’s most similar to “Are you joking?” or “Are you crazy?” in English. You’ll overhear it in restaurants: “I’ll get the check.” “Ma, che sei grullo?” On the bus: “Take that seat. I’ll stand.” “Ma, che sei grullo?” And, at the markets: “100€ for that wallet? Ma, che sei grullo?” Test it out with your Florentine friends to surprise them with your miraculous knowledge of their dialect. Save it with strangers, as it could be offensive until you’ve got handle on it.
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