"Venderanno gli aeroporti?"
di Tony Zermo
E’ un momento di particolare fibrillazione del sistema aereo siciliano, con Fontanarossa che si prepara a chiudere per un mese, Wind Jet che cerca di resuscitare, lo scalo di Comiso ancora chiuso. E’ una grande questione perché la Sicilia è una regione di 5 milioni di abitanti lontana dall’Europa, ha poche industrie e la sua vocazione è il turismo. E per fare turismo avrebbe bisogno di una sua compagnia di bandiera, con i suoi aerei che possano portare i siciliani dovunque e possano attirare i turisti in Sicilia portandoli anche a Pantelleria e Lampedusa. In sostanza come fa da anni Air Malta. Come si può realizzare? E’ un sogno? Lo chiediamo al presidente dell’Enac, Vito Riggio, che ha dato un prezioso contribuito alla soluzione Sigonella.
“Come tutti i sogni, questo sogno ha bisogno di avere delle gambe, altrimenti diventa un incubo. Le gambe sono una grande professionalità nel fare questo mestiere, un mestiere di cui il patron di una grande compagnia diceva “è il modo più veloce perché un miliardario diventi milionario”. Ed è vero perché solo le grandi compagnie low cost che hanno alle spalle gruppi ricchissimi che consentono di avere aerei nuovi, manutenzione ineccepibile e costi tanto bassi da poter fare prezzi adeguati ad un pubblico che prima andava in treno, possono reggere bene sul mercato.
Queste condizioni in teoria possono essere rinvenibili in Sicilia che è un mercato di grande interesse. Wind Jet ha avuto il merito di aprire nuove rotte, di arare nuovi campi, naturalmente se i costi sono maggiori dei ricavi incappi nella regola semplice del circolo Pickwick (dal libro di Charles Dickens, ndr) che dice “se hai 19 centesimi e ne spendi 20 prima o dopo fai un disastro”. Ora per non arrivare al default ci vogliono grandi capitali, forte imprenditoria di cui storicamente difetta la Sicilia, organizzazione efficiente che dia la possibilità di abbassare i costi. Tutto queste cose meriterebbero un’attenzione che non può essere quella classica dei salvataggi pubblici. Il salvataggio pubblico in Sicilia ha determinato quello che io amo chiamare la “sterilizzazione dell’iniziativa privata”, cioè una specie di tradimento della nostra Costituzione che favorisce l’iniziativa privata. Ma quando già negli anni 50 Luigi Sturzo denuncia un eccesso di presenza pubblica è chiaro che si ammazzano gli spiriti imprenditoriali, perché è più facile campare a spese dello Stato o della Regione piuttosto che rischiare. Io sono convinto che mettendo insieme capitali privati, spirito imprenditoriale e il mercato che c’è non dovrebbe essere impossibile avere una compagnia regionale, ma naturalmente bisogna rinunciare all’idea che si può far male, tanto poi arriva mamma Regione”.
Hai sempre sostenuto che gli Enti locali che gestiscono gli aeroporti dovrebbero fare un passo indietro, vendere ai privati, ma a noi chi ci garantisce di avere voli a sufficienza e a tariffe sostenibili? Nelle altre regioni si possono muovere come vogliono, hanno treni veloci, autostrade. Noi prima di vent’anni non potremo arrivare a Roma in tre ore, soprattutto se non c’è il Ponte sullo Stretto di cui Monti non parla nemmeno sparato.
"Easy Jet è pronta a intervenire in Sicilia, ha una sua base a Malpensa e può aumentare le sue rotte con prezzi bassi. Ho invitato la stessa Alitalia a tenere bassi i prezzi, anzi ora debbo controllare se lo hanno fatto, perché ho detto loro: “Non è che potete apparire come quelli che hanno strangolato Wind Jet per prendere le sue rotte e alzare i prezzi? ”. E mi hanno promesso che avrebbero fatto una campagna promozionale. Tra l’altro la debbono fare perché, se oltre a Easy Jet ci si mette anche Ryanair, Alitalia non può presumere di riempire gli aerei con prezzi alti. A parte l’amarezza per lo stop a Wind Jet e per la perdita di tanti posti di lavoro, il mercato non conosce vuoti e quindi rapidamente saranno riempiti, ecco perché bisogna operare in termini siciliani ed europei, non in termini siciliani e arabi. Perché gli Enti locali dovrebbero fare un passo indietro? Perché lo Stato regalò la gestione agli Enti locali direttamente, senza gara europea, togliendosi di dosso il peso degli investimenti. Queste società finora non hanno voluto privatizzare dicendo che prima ci volevano la cessione totale a lungo termine e la certezza delle entrate con il contratto di programma".
"Io ho lavorato in questi anni per realizzare queste condizioni, prima abbiamo dato le concessioni quarantennali e abbiamo messo gli scali in sicurezza, abbiamo fatto adesso anche i contratti di programma. Quindi sanno quanto incasseranno e per quanto tempo, gli aeroporti ora sono valutabili e hanno un valore importante. Le società di gestione debbono essere privatizzate perché non hanno le risorse per gli investimenti e per le ricerche di mercato. Il lavoro entro un certo limite ti arriva da solo, il resto te lo devi andare a cercare con operatori specializzati a livello europeo. Il mio personale sogno sarebbe che il trasporto aereo in Sicilia fosse preso da una grande compagnia aerea basata su un aeroporto internazionale con una rete di rapporti che le consenta di fare arrivare qui flussi che altrimenti non arriverebbero".
"Ecco perché gli Enti locali dovrebbero vendere almeno la maggioranza delle azioni, come stanno facendo tutti gli aeroporti italiani, tranne che in Sicilia. Rivolgerei un appello ai candidati alla presidenza della Regione affinché si pronuncino su questo che è un grande problema perché l’unico mezzo di trasporto è il mezzo aereo a cui è affidato anche lo sviluppo turistico. Bisogna internazionalizzare la Sicilia che si sta riducendo sempre più a un piccolo municipio di periferia, con un popolo inebetito da questo assistenzialismo becero e una vena di plebeismo anarchico. Il plebeo chiede una cosa sola, che ci sia un emiro che lo mantenga. Questo è il grande sogno storico e occulto di molti siciliani, che arrivi l’emiro e ci pensa lui, emiro che una volta si chiama Regione, un’altra volta corrente di partito. Quanti anni sono che aspettiamo un emiro e nel frattempo il mondo cambia?".
Ultima domanda su Comiso. Quando aprirà?
“L’Enav vuole garanzie di poter andare via eventualmente senza essere costretto a restare, come è accaduto a Brescia dove ha perso 18 milioni ed è stato bacchettato dalla Corte dei conti. E questo è uno scoglio che stiamo cercando di superare facendo capire al ministro dell’Economia l’importanza dell’aeroporto per tutta la fascia sud. orientale della Sicilia. Quindi Comiso può partire con i 4,5 milioni della Regione, poi dopo due anni si vedrà”.
Resta il problema che ci vogliono altri soldi per convincere le compagnie aeree ad atterrare a Comiso.
“Se la Regione, invece di disperdere risorse per la sagra delle pesche o del carciofo le canalizzasse verso un obiettivo preciso la questione si potrebbe risolvere. Noi stavamo per chiudere l’aeroporto di Trapani perché aveva al giorno un solo volo con Roma, oggi Trapani fa due milioni di passeggeri. Si sta svenando per pagare Ryanair, ma i risultati ci sono”.
“Come tutti i sogni, questo sogno ha bisogno di avere delle gambe, altrimenti diventa un incubo. Le gambe sono una grande professionalità nel fare questo mestiere, un mestiere di cui il patron di una grande compagnia diceva “è il modo più veloce perché un miliardario diventi milionario”. Ed è vero perché solo le grandi compagnie low cost che hanno alle spalle gruppi ricchissimi che consentono di avere aerei nuovi, manutenzione ineccepibile e costi tanto bassi da poter fare prezzi adeguati ad un pubblico che prima andava in treno, possono reggere bene sul mercato.
Queste condizioni in teoria possono essere rinvenibili in Sicilia che è un mercato di grande interesse. Wind Jet ha avuto il merito di aprire nuove rotte, di arare nuovi campi, naturalmente se i costi sono maggiori dei ricavi incappi nella regola semplice del circolo Pickwick (dal libro di Charles Dickens, ndr) che dice “se hai 19 centesimi e ne spendi 20 prima o dopo fai un disastro”. Ora per non arrivare al default ci vogliono grandi capitali, forte imprenditoria di cui storicamente difetta la Sicilia, organizzazione efficiente che dia la possibilità di abbassare i costi. Tutto queste cose meriterebbero un’attenzione che non può essere quella classica dei salvataggi pubblici. Il salvataggio pubblico in Sicilia ha determinato quello che io amo chiamare la “sterilizzazione dell’iniziativa privata”, cioè una specie di tradimento della nostra Costituzione che favorisce l’iniziativa privata. Ma quando già negli anni 50 Luigi Sturzo denuncia un eccesso di presenza pubblica è chiaro che si ammazzano gli spiriti imprenditoriali, perché è più facile campare a spese dello Stato o della Regione piuttosto che rischiare. Io sono convinto che mettendo insieme capitali privati, spirito imprenditoriale e il mercato che c’è non dovrebbe essere impossibile avere una compagnia regionale, ma naturalmente bisogna rinunciare all’idea che si può far male, tanto poi arriva mamma Regione”.
Hai sempre sostenuto che gli Enti locali che gestiscono gli aeroporti dovrebbero fare un passo indietro, vendere ai privati, ma a noi chi ci garantisce di avere voli a sufficienza e a tariffe sostenibili? Nelle altre regioni si possono muovere come vogliono, hanno treni veloci, autostrade. Noi prima di vent’anni non potremo arrivare a Roma in tre ore, soprattutto se non c’è il Ponte sullo Stretto di cui Monti non parla nemmeno sparato.
"Easy Jet è pronta a intervenire in Sicilia, ha una sua base a Malpensa e può aumentare le sue rotte con prezzi bassi. Ho invitato la stessa Alitalia a tenere bassi i prezzi, anzi ora debbo controllare se lo hanno fatto, perché ho detto loro: “Non è che potete apparire come quelli che hanno strangolato Wind Jet per prendere le sue rotte e alzare i prezzi? ”. E mi hanno promesso che avrebbero fatto una campagna promozionale. Tra l’altro la debbono fare perché, se oltre a Easy Jet ci si mette anche Ryanair, Alitalia non può presumere di riempire gli aerei con prezzi alti. A parte l’amarezza per lo stop a Wind Jet e per la perdita di tanti posti di lavoro, il mercato non conosce vuoti e quindi rapidamente saranno riempiti, ecco perché bisogna operare in termini siciliani ed europei, non in termini siciliani e arabi. Perché gli Enti locali dovrebbero fare un passo indietro? Perché lo Stato regalò la gestione agli Enti locali direttamente, senza gara europea, togliendosi di dosso il peso degli investimenti. Queste società finora non hanno voluto privatizzare dicendo che prima ci volevano la cessione totale a lungo termine e la certezza delle entrate con il contratto di programma".
"Io ho lavorato in questi anni per realizzare queste condizioni, prima abbiamo dato le concessioni quarantennali e abbiamo messo gli scali in sicurezza, abbiamo fatto adesso anche i contratti di programma. Quindi sanno quanto incasseranno e per quanto tempo, gli aeroporti ora sono valutabili e hanno un valore importante. Le società di gestione debbono essere privatizzate perché non hanno le risorse per gli investimenti e per le ricerche di mercato. Il lavoro entro un certo limite ti arriva da solo, il resto te lo devi andare a cercare con operatori specializzati a livello europeo. Il mio personale sogno sarebbe che il trasporto aereo in Sicilia fosse preso da una grande compagnia aerea basata su un aeroporto internazionale con una rete di rapporti che le consenta di fare arrivare qui flussi che altrimenti non arriverebbero".
"Ecco perché gli Enti locali dovrebbero vendere almeno la maggioranza delle azioni, come stanno facendo tutti gli aeroporti italiani, tranne che in Sicilia. Rivolgerei un appello ai candidati alla presidenza della Regione affinché si pronuncino su questo che è un grande problema perché l’unico mezzo di trasporto è il mezzo aereo a cui è affidato anche lo sviluppo turistico. Bisogna internazionalizzare la Sicilia che si sta riducendo sempre più a un piccolo municipio di periferia, con un popolo inebetito da questo assistenzialismo becero e una vena di plebeismo anarchico. Il plebeo chiede una cosa sola, che ci sia un emiro che lo mantenga. Questo è il grande sogno storico e occulto di molti siciliani, che arrivi l’emiro e ci pensa lui, emiro che una volta si chiama Regione, un’altra volta corrente di partito. Quanti anni sono che aspettiamo un emiro e nel frattempo il mondo cambia?".
Ultima domanda su Comiso. Quando aprirà?
“L’Enav vuole garanzie di poter andare via eventualmente senza essere costretto a restare, come è accaduto a Brescia dove ha perso 18 milioni ed è stato bacchettato dalla Corte dei conti. E questo è uno scoglio che stiamo cercando di superare facendo capire al ministro dell’Economia l’importanza dell’aeroporto per tutta la fascia sud. orientale della Sicilia. Quindi Comiso può partire con i 4,5 milioni della Regione, poi dopo due anni si vedrà”.
Resta il problema che ci vogliono altri soldi per convincere le compagnie aeree ad atterrare a Comiso.
“Se la Regione, invece di disperdere risorse per la sagra delle pesche o del carciofo le canalizzasse verso un obiettivo preciso la questione si potrebbe risolvere. Noi stavamo per chiudere l’aeroporto di Trapani perché aveva al giorno un solo volo con Roma, oggi Trapani fa due milioni di passeggeri. Si sta svenando per pagare Ryanair, ma i risultati ci sono”.

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