Energia dal mare, un oceano di energia
Studi
e analisi prevedono un notevole potenziale dell’energia marina. Diversi
paesi e grandi aziende stanno investendo somme importanti per il suo
sviluppo
L’energia
dal mare è la frontiera forse meno esplorata e dalle più grandi
potenzialità. Oggi le tecnologie e i sistemi allo studio e parzialmente
messi in atto a livello industriale sono svariati come significativo è
l’impegno, in termini di stanziamenti, di diversi Paesi e aziende.
VANTAGGI E LIMITI
Innanzitutto quando parliamo di energia dal mare
comprendiamo l’energia delle correnti, delle onde, delle maree, delle
correnti di marea e del gradiente termico tra superficie e fondali.
Oltre a presentare un’ampia gamma di risorse, l’energia marina è una
fonte decisamente “pulita”. Quindi siamo di fronte all’energia rinnovabile del futuro? Il problema è capire quanto sia prossimo questo futuro: allo stato attuale, infatti, di impianti
sviluppati a livello commerciale ce ne sono davvero pochissimi. Gli
alti costi di ricerca e sviluppo e la mancanza di uno o più standard in
grado di abbattere drasticamente gli altri costi, ossia quelli di
produzione, sono fattori che hanno inciso finora sull’espansione del
settore.
L’associazione europea di riferimento, la European Ocean Energy Association (EUOEA),
ha evidenziato ciò che, almeno a livello comunitario, varrebbe la pena
di perseguire per dare impulso al settore ossia: integrare le risorse e potenzialità oceaniche
precedentemente mappate attraverso campagne coordinate fino allo
sviluppo di strumenti di pianificazione territoriale; e aumentare il
numero di impianti di prova off shore e onshore per la
fase di test su componenti e dispositivi alla ricerca di metodologie
atte a ridurre i costi di produzione, installazione e manutenzione.
A livello comunitario una risposta plausibile dell’Unione europea è quella concretizzata nel progetto Marinet,
attraverso cui si vuole dare alle aziende selezionate la possibilità di
testare gratuitamente i propri progetti in centri specializzati per
l’energia marina rinnovabile. Sullo stato dell’arte del progetto e i
suoi pregi vi rimandiamo all’articolo pubblicato sul sito web Tekneco
“Energia marina, l’Ue si muove in rete con Marinet”.
TANTA ENERGIA, PARLANO I DATI
Partiamo
però dai dati emersi solo negli ultimi anni e che indicano le
potenzialità dell’energia dal mare. La prima, e forse più eclatante, è
la stima fatta nel 2000 dal programma governativo inglese UK Marine Foresight Panel:
«Se lo 0,1% dell’energia rinnovabile disponibile dagli oceani fosse
convertita in elettricità si potrebbe soddisfare più di cinque volte il
fabbisogno attuale di energia».
Questa stima è stata evidenziata
nell’ultimo rapporto della EUOEA, nella sua roadmap per lo sviluppo di
questa fonte energetica rinnovabile. Una marcia ambiziosa, ma non
campata per aria: essa «fornisce una serie di passi che, una volta
attuati, faciliterebbe lo sfruttamento dell’energia oceanica
e consentirebbe la realizzazione di 3,6 GW di capacità installata entro
il 2020, e di raggiungere 188 GW entro il 2050». La capacità erogabile
tra circa 40 anni potrebbe soddisfare il 15% dei consumi energetici.
Non solo: grazie allo sviluppo del settore si genererebbe un volano economico e occupazionale considerevole. A livello di investimenti
si prevedono, per raggiungere questo obiettivo, stanziamenti superiori a
450 miliardi di euro mentre a livello di risorse lavorative darebbe
occupazione, in maniera diretta e indiretta, a più di 470mila persone.
Anche a livello ambientale si avrebbero significativi benefici: grazie
allo sviluppo di energie “pulite” dal mare si eviterebbe un quantitativo di emissioni di anidride carbonica in atmosfera di circa 136 milioni di tonnellate l’anno.
La
stessa associazione segnala però che questi obiettivi sono possibili
solo a patto di crederci, a livello governativo e imprenditoriale.
Tuttavia diversi Paesi e aziende stanno dimostrando
effettivamente di credere allo sviluppo dell’energia marina. Qualche
esempio? Partendo a livello governativo, i sostenitori più decisi sono
Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Danimarca, Spagna, Portogallo oltre ad
Australia, Canada, Corea del Sud e Stati Uniti. A livello aziendale,
colossi quali Alstom o Siemens puntano molto sul settore.
ITALIA, POTENZIALITÀ E PROGETTI CI SONO
L’Italia,
con quasi ottomila chilometri di coste, potrebbe essere «uno dei paesi
leader per la ricerca, lo sviluppo e l’implementazione di nuove tecnologie marine»
segnalava il Gse. E anche se il minor potenziale energetico del
Mediterraneo, se confrontato ad esempio con l’oceano Atlantico,
determina la necessità di ulteriori sforzi nella valutazione dettagliata
del potenziale energetico e nella ricerca scientifica
sui metodi più idonei di generazione elettrica nel mare Mediterraneo.
Su questo fronte stanno lavorando da anni ENEA, CNR e altri enti e
centri di ricerca. A livello di tecnologie per la conversione dell’energia marina in energia elettrica,
anche in Italia le cose si stanno muovendo, come testimoniano i diversi
progetti presenti un po’ in tutta la Penisola: tra questi vanno
segnalati i casi di Energia dalle Onde, Rewec e Iswec.
ENERGIA DALLE ONDE
A Venezia
si sta seriamente pensando a sfruttare il mare, in particolare il moto
ondoso, per produrre energia elettrica, o idrogeno a basso costo, o
acqua desalinizzata, senza produrre CO₂. Il Comune, tramite Agenzia veneziana per l’Energia (Agire),
con la collaborazione di privati che detengono dei brevetti propri, sta
supportando il progetto di sperimentazione che ha portato alla
realizzazione di alcuni prototipi, da installare in mare aperto e in
laguna. Quelli in mare aperto si chiamano Giant e Wem e
la loro installazione prevede diversi passaggi tra cui arrivare a
concretizzare proposte per l’utilizzo di impianti in grado di produrre e
distribuire l’energia prodotta da tale sistema.
Per quanto
riguarda i prototipi in laguna, spiega Agire in una nota, «Il progetto
di implementazione si concentrerà, in modo particolare, sul modello Mini-Giant
e sulle possibili applicazioni in ambito lagunare. A settembre è stato
installato presso l’approdo ACTV di San Basilio nel Canale della
Giudecca il secondo prototipo. Lo sviluppo del nuovo sistema è stato
studiato sulla base dell’analisi e delle problematiche emerse dal primo
modello e dai nuovi test di laboratorio effettuati. L’obiettivo è
aumentarne l’affidabilità e la resa in funzione di una versione finale
con industrializzazione ad hoc».
REWEC
A Civitavecchia è in corso di realizzazione il progetto dell’ampliamento strategico del nuovo porto, un megaprogetto da oltre 100 milioni di euro, in cui il sistema Rewec3 (acronimo di Resonant Wave Energy Converter) è parte integrante, con una potenza installata, potenziale, di circa 3 MW. Anche a Formia (Latina) sarà installato il sistema nella diga del nuovo porto turistico Marina di Cicerone.
Ma cos’è Rewec3? Si tratta, in sintesi, di un dispositivo che s’innesta in una diga foranea, a cassoni, che sfrutta l’energia ondosa.
E che ha potenzialità davvero interessanti quanto a produzione di
energia elettrica. A quanto stima Felice Arena, ordinario di Costruzioni
marittime presso l’Universita Mediterranea di Reggio Calabria e
cofondatore della spinoff Wavenergy.it, insieme
all’inventore della specifica tecnologia, il collega Paolo Boccotti, «un
chilometro di installazioni di questo tipo potrebbe produrre circa
8.000 MWh ogni anno. È un dato realistico, non ottimistico». Riguardo
alle caratteristiche tecniche del progetto vi rimandiamo a quanto
scritto nell’articolo “Un mare di energia anche per l’Italia”, pubblicato sul sito web di Tekneco.
Val la pena ribadire che la tecnologia Rewec3
(detta anche U-Owc, dove Owc sta per Oscillating water column,
ottimizzata con un tubo a U addizionale per sfruttare l’effetto di
risonanza che amplifica l’effetto e il miglioramento della produzione di
energia elettrica) promette davvero bene: come spiega Arena, «a Formia
si attende l’avvio dei lavori, prevedendo che alla fine del 2013 sia
realizzato». Tuttavia, nel frattempo si stanno portando avanti altri
importanti progetti: «a parte quello del porto turistico di Formia,
nella diga di sopraflutto Marina di Cicerone, c’è quello nel porto Commerciale di Salerno,
nel quale l’Autorità portuale deve avviare un prolungamento della diga
esterna foranea lunga 200 metri in cui è previsto di inserire i cassoni
col dispositivo Rewec3 all’interno per produrre energia».
ISWEC
Si chiama Iswec ed è l’acronimo di Inertial sea wave energy converter,
un dispositivo appunto inerziale, galleggiante, che utilizza
l’inclinazione del fianco dell’onda per produrre energia elettrica. Il
progetto, avviato dal dipartimento di Meccanica del Politecnico di Torino,
dal 2010 viene portato avanti da Wave For Energy – W4E, società
italiana composta da uno staff formatosi all’interno dello stesso ateneo
torinese. Il funzionamento di Iswec è basato su un gruppo giroscopico
alloggiato all’interno di un galleggiante ormeggiato sul fondale marino,
che si adatta alle diverse condizioni d’onda. In pratica, l’onda che lo
investe induce un moto di beccheggio e in questo modo si crea
un’oscillazione da cui un generatore elettrico “estrae” energia.
Fin dalle prime analisi di produttività
condotte su un mini parco di 1 MW realizzata con il dispositivo
potrebbe già fornire energia per soddisfare il bisogno di energia
elettrica di oltre 650 famiglie, ovvero circa 2600 MWh/anno a
Pantelleria, 3110 MWh/anno ad Alghero e 2080MWh/anno per La Spezia. La
tecnologia ha registrato un’evoluzione davvero significativa e per il
prossimo futuro sono attesi importanti sviluppi, specialmente riguardo
ai suoi utilizzi: oltre ad essere uno dei sistemi più vicino allo
sviluppo commerciale nel settore, presenta caratteristiche che lo
rendono particolarmente flessibile all’utilizzo sia su
larga scala che su piccola scala. Quindi diviene sia una scelta ideale e
all’inizio “su misura” di mari chiusi come il Mediterraneo sia un
sistema utilizzabile anche in scenari internazionali.
Il contesto
italiano però potrebbe giovarsi non poco di questa tecnologia. Come
spiega Andrea Gulisano, business development officer della W4E: «Iswec
può venire in aiuto di realtà energeticamente chiuse e limitate come
possono essere piccole isole quali Pantelleria, dove stiamo lavorando su
un impianto da 1 MW (formato da 16 dispositivi). Può in prospettiva
andare a bilanciare la risorsa energetica attuale». L’obiettivo, in
contesti tipici delle piccole isole, è quello di passare a un mix energetico decisamente più sostenibile.
Oltre a questa opportunità, c’è anche la possibilità di collegarsi alla
rete continentale, con impianti di più grandi dimensioni; «infi ne si
può sfruttare la nostra tecnologia per alimentare sistemi off shore
quali quelli di segnalazione, che necessitano di potenze variabili molto
limitate, entro comunque pochi kW», aggiunge Gulisano.
Dicevamo
dell’evoluzione: W4E punta alla realizzazione di macchine molto piccole
per riuscire ad arrivare alla realizzazione in scala reale, a maggio
2013, e allo sviluppo commerciale – entro 3-5 anni – di sistemi di moto ondoso connessi alla rete continentale.
I
presupposti, quindi, di un successo concreto a livello commerciale ci
sono, sottolineati anche dai vantaggi presentati dalla tecnologia Iswec,
come spiega il bdo della società: «Il primo vantaggio è che il sistema è
completamente sigillato, protetto: ciò implica un impatto ambientale praticamente nullo
e consente di mantenere le parti sensibili del sistema al riparo
dall’azione corrosiva dell’acqua di mare, riducendo così drasticamente i
costi per operazioni di gestione e manutenzione impianto. Il secondo
vantaggio è che abbiamo un controllo dinamico attivo sul sistema:
grazie ad algoritmi previsionali a lungo e breve termine rispetto alle
onde in arrivo siamo in grado di variare la dinamica di funzionamento
del giroscopio, regolando la sua rotazione, e del generatore facendo in
modo che siano sempre estremamente sincronizzati sull’onda in arrivo e
garantendo così livelli di efficienza molto elevati».
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