Li
hanno chiamati “bamboccioni”, “choosy” e adesso arriva anche John
Elkann a dire che “molti giovani non colgono le opportunità di lavoro
perché stanno bene a casa”. Al signor Elkan c’è già chi ha risposto a
tono, noi lo facciamo in un altro modo. Liguria Nautica vuole,
da redazione giovane e dinamica, rispondere a questi sterili e ottusi
clichè e lo fa raccontandovi una storia. Una storia di eccellenza
italiana, una storia giovane che proprio in questi giorni si sta facendo
spazio tra la comunità velica internazionale dal Miami Boat Show. Vi
raccontiamo la storia del primo prototipo di barca a vela al mondo
stampata in 3D, il Livrea 26.
Avete
proprio capito bene: una barca STAMPATA in tre dimensioni, che potrebbe
rivoluzionare completamente il mondo della progettazione e costruzione
nautica. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Francesco Belvisi,
General Manager della YAM-Marine Technology, un giovane progettista
palermitano che Liguria Nautica ha già seguito in passato, e Daniele
Cevola Design Studio, che insieme hanno fondato Livrea Yacht Italia. L’obbiettivo? Rivoluzionare l’idea comune di barca, dal progetto alla costruzione.
Per compiere questa mission, Livrea Yacht si è rivolta ad un’altra eccellenza italiana: CRP Technology,
azienda con sede a Modena specializzata nelle stampe in 3D e nella
produzione dei materiali compositi adeguati a questo scopo. Il disegno
della barca è liberamente ispirato alle lance pantesche, imbarcazioni
realizzate un tempo dai maestri d’ascia sull’isola di Pantelleria. Il
risultato del progetto è un day sailer semplice da gestire e
dall’estetica accattivante, ma la vera innovazione è nella sua
costruzione e nell’idea di applicare la stampa in 3d in un settore come
il design nautico.
Il modello esposto a Miami è realizzato in scala 1:14, ed esprime
nella sua globalità l’essenza della tecnologia della stampa 3D unita ai
materiali Windform, di concezione e sviluppo di CRP Technology. Un
design che unisce la tradizione alla contemporaneità, abbinando processi
costruttivi e materiali tecnologicamente avanzati.
Per adesso si tratta solo di un modello in scala, che attende risorse
ambiziose per diventare realtà e per rivoluzionare definitivamente il
mondo della nautica e non solo. Una sfida per un imprenditore e un
cantiere veramente lungimirante e ambizioso. La risposta giusta per fare
capire una volta per tutte l’enorme patrimonio dei giovani italiani.
Perché su una cosa John Elkann ha proprio ragione: i nostri giovani
vogliono restare a casa si, ma per cambiare le cose, e questa casa si
chiama Italia. Chi ha più coraggio, chi resta o chi fugge? Noi restiamo,
Elkan e la ex FIAT no.
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