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24/02/14

LE PRIORITA' DELL'ASSESSORATO SALUTE SICILIA: PROTESTANO SOCIETA' SCIENTIFICHE SICILIANE


Presentato un documento con le priorità di cui dovrebbe occuparsi l’assessorato alla Salute
di Nuccio Sciacca
Presentato nella sala riunioni dell’Ordine dei medici di Catania, il Giss (Gruppo Interdisciplinare delle Società Scientifiche) costituito “per denunciare lo stato di immobilismo della sanità siciliana e migliorare la sicurezza del sistema assistenziale regionale con particolare attenzione alle strutture territoriali e ospedaliere”. Dopo il saluto iniziale del presidente dell’Ordine Massimo Buscema hanno preso la parola per le società scientifiche: Giuseppe Ettore e Paolo Scollo (ostetricia e ginecologia), Caterina Trischitta e Rocco Siciliano (medicina interna), Maurizio Russello (epatologia), Diego Piazza e Domenico Russello (chirurgia), Giuseppe Canzone (medici dirigenti), Sergio Pintaudi e Marinella Astuto (anestesia e rianimazione), Clemente Giuffrida (pronto soccorso), Teresio Avitabile (oculistica), Diana Cinà (patologia clinica) e Roberto Fiaccavento (gastroenterologia). Sono quindi intervenuti Giuseppe Greco (Cittadinanzattiva) e Pieremilio Vasta (Coordinamento regionale Comitati consultivi). Al termine è stato presentato un documento firmato dai rappresentanti delle rispettive società scientifiche sul quale abbiamo intervistato il coordinatore Giuseppe Ettore.


Quali sono le priorità che l’assessorato si dovrebbe dare nel percorso di una riorganizzazione della sanità siciliana?
"Innanzitutto ristabilire la sicurezza e la qualità attraverso la revisione e lo sviluppo di una rete ospedaliera che garantisca una razionale e omogenea assistenza sugli effettivi bisogni di salute della popolazione. Denunciamo, infatti, la carenza di posti letto di rianimazione con un totale di 288 posti su 507 previsti dalla normativa che vuole un posto letto ogni 10.000 abitanti. In particolare mancano posti letto di rianimazione pediatrica. Denunciamo anche l’affollamento di tutti i pronto soccorso regionali con gravi ricadute sulla tempestività e la qualità dell’assistenza. Basti pensare che solo il 10% degli accessi è indirizzato verso l'emergenza ospedaliera dal 118, il 7-8% è veicolato dalla medicina specialistica, dalla continuità assistenziale o dalla rete ospedaliera (trasferimenti tra ospedali). Solo una percentuale compresa tra l'1 e il 2% è formalmente indirizzata al pronto soccorso dal medico di base. Il dato impressionante è che ben l’80% delle persone che si presentano in pronto soccorso arriva su propria iniziativa personale e, come se non bastasse, di questi, la gran parte (tra il 70% e l'80%) presenta problemi di bassa complessità (codici bianchi e verdi) senza bisogno di ricovero dopo le cure del pronto soccorso. Questi pazienti in realtà dovrebbero rivolgersi alle cure territoriali e non ai pronto soccorso che, invece, dovrebbero costituire il punto di riferimento esclusivamente per i problemi di urgenza ed emergenza".



Lei è ginecologo e quindi il problema dei punti nascita di cui si parla nel documento, lo conosce molto bene…
"Infatti. Nel nostro documento si denuncia anche la mancata messa in sicurezza dei punti nascita: dopo tre anni dal decreto di riordino la Regione è palesemente inadempiente con elevato rischio per madri e bambini e per gli stessi operatori. Dei 16 punti nascita con numero di parti inferiore a 500 l'anno dei quali era prevista la chiusura ne risultano chiusi solo 4; i rimanenti rimangono ad oggi operativi in balia di forti pressioni demagogiche, senza un piano di deroghe definitivo per i centri geograficamente disagiati e per le isole di Lipari e Pantelleria. Anche in questo l’assessorato ha fatto prevalere le logiche del campanile ed elettorale dei politici anzichè applicare con rigore il decreto, l’adeguamento degli organici, tecnologico e delle strutture. Da un recente monitoraggio risulta che i punti nascita di I livello sono carenti di guardia attiva h24 ginecologica nel 34%, pediatrica nel 71% e anestesiologica nel 95%. Il 64% di tutti i punti nascita non ha risorse umane adeguate".



Il problema delle risorse umane riguarda però tutto il sistema sanitario regionale: blocco del turn-over e dei concorsi…
"E anche una questione di razionalizzazione. Noi chiediamo che le dotazioni organiche siano definite, in base ai posti letto e non ai carichi di lavoro. Chiediamo anche il ripristino immediato degli standard di infermieri, ostetriche e personale Oss per la sicurezza delle sale operatorie e delle sale parti e delle degenze".



Un’ultima domanda. E’ vero che tutti i sanitari siciliani saranno presto senza copertura assicurativa e se dovessero incorrere in errore pagherebbero di tasca propria?
"Verissimo. Ma partiamo da lontano… In Italia le richieste di risarcimento sanitario sono aumentate del 100% dal 2001 al 2012. Nel 2012 ce ne sono state 12.000. Da un recente sondaggio effettuato da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) emerge, come effetto della medicina difensiva, che il 69,8% dei chirurghi intervistati ha proposto un ricovero invece di un trattamento ambulatoriale, il 61,3% ha prescritto un numero maggiore di accertamenti diagnostici, il 51,5% ha prescritto farmaci non indispensabili. La Regione Sicilia ha stipulato nel 2013 un accordo assicurativo regionale che prevede la copertura assicurativa di tutti gli ospedali della regione e di tutti i dipendenti che vi lavorano. La polizza ha la logica dei grandi numeri, prevedendo una diminuzione dell’importo dei premi complessivi rispetto a quelli stipulati dai singoli ospedali, recuperando così risorse da investire nella prevenzione del rischio clinico e diminuendo le spese della medicina difensiva. Nel dicembre 2013 lo stesso governo regionale che aveva stipulato la polizza pochi mesi prima decide di revocare la stessa con motivazioni poco chiare. Quindi dall’1 luglio 2014 gli operatori sanitari regionali saranno sprovvisti di polizza regionale e ad oggi è previsto un ipotetico fondo di autoassicurazione che in altre regioni, come la Toscana, ha mostrato gravi criticità per vari motivi:1) Il fondo non è un’assicurazione, che invece è obbligatoria in base alla legge Balduzzi del 2013. 2) Il fondo è soggetto a rivalsa da parte della Corte dei Conti nei confronti dell’operatore sanitario che ha determinato l’evento avverso. 3) Esaurito il fondo regionale i danneggiati si rivalgono direttamente agli operatori sanitari aggredendo il loro patrimonio personale. Quindi dall’1 luglio 2014 l’onere dell’assicurazione ricadrà sugli operatori sanitari, medici, infermieri tecnici, etc. Ciò comporterà un aumento della medicina difensiva fino alla paralisi del sistema sanitario poichè nessun operatore affronterà interventi rischiosi o interventi su pazienti a rischio. Infatti l’assicurazione agendo sul singolo professionista e non su tutti gli operatori sanitari, potrà decidere se aumentare le tariffe dei premi assicurativi o disdettare la polizza degli operatori più esposti al rischio clinico".

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