E’ un opera realizzata da maestranze bizantine che ricorda per medesime
espressioni stilistiche le opere coeve di Madonne Nere presenti in area
imperiale sia in Oriente che nella penisola in area adriatica , ne ho
vista una persino nell’isola di Pantelleria. E’ venerata come Salus
Populi Romani e ritenuta “opera del vero” fatta dall’apostolo Luca, ma
come vedremo di seguito attribuibile invece ad altra icona più antica.
Nel pieno della seconda guerra mondiale, fra il 1943 ed il 1945 e
temendo per Roma danni bellici, si pensò di custodirla in altra sede,
affidandone il restauro ad un famoso studioso e restauratore romano:
Pico Bellini.
Lo studio della preziosa icona di Santa Maria Maggiore portò il Bellini
a collegarla al ricordo di una immagine già presente nell’antica chiesa
di Santa Francesca Romana edificata di fianco al foro nel 847/855 da
papa Leone IV, sulle rovine del Portico del tempio di Venere e sopra un
preesistente sacello/ edicola dedicata ai martiri Pietro e Paolo.
Conosciuta per una secolare tradizione come Santa Maria Antiqua, fu
danneggiata da un grave terremoto e dove si possono ancora vedere
pitture murarie del VII secolo di qualificata fattura stilistica e
realizzate da pittori arrivati da Costantinopoli.
Leone IV, committente della edificanda Santa Maria Nova in zona
limitrofa al foro, vi trasferi’ materiali di “spoglio” e tutte le
diaconie: assistenza ai poveri, cerimonie liturgiche e battesimi.
Risultava logico che vi si trasferisse anche un’opera pittorica così
preziosa, rappresentata dalla icona di Maria con il Bambino. Nel tempo
questa subì molti trasferimenti e cambi di sede ma per sua fortuna
territorialmente vicini fra loro e questo permise al Cellini di poterla
identificare nella stessa icona che il papa Gregorio Magno nel 590 portò
in processione per debellare in città la peste e quando il papa giunse
nei pressi della Mole Adriana, gli apparve sulla sua cima, un angelo che
inguainando la spada, confermava la fine della Pestilenza, e da allora
la Mole si chiamò Castel Sant’Angelo.
Questo fu l’episodio che conferì all’icona il titolo di “Salus Populi
Romani” e da allora collocata in Santa Maria Maggiore sull’altare di
Papa Gregorio, e venerata oggi anche da Papa Francesco. Il Cellini notò
allora sull’icona alcune incoerenze che generarono il dubbio che sotto
di essa si celasse una pittura molto più antica e con più ampie
dimensioni.
Una ricerca approfondita confermò che questa fu inviata nel 438 da
Gerusalemme a Costantinopoli dell’imperatrice d’Oriente Eudochia e
arrotolata giunse poi a Roma tramite Galla Placidia. E’ considerata
preziosa reliquia dipinta “dalla mano” dell’Evangelista Luca e
conservata a Roma in Santa Maria Romana.
Questa immagine fu da me già pubblicata a pag. 29 del libro “Il Romanico nella sfilata storica.” Edizione 2006.
P.Galimberti
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