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13/03/13

PANTELLERIA E SICILIA INDIPENDENTI COME LE FALKLAND?


FALKLAND & SICILY. INDIPENDENTISTI: “NIENTE ‘SESSO’ SIAMO INGLESI?”

Con un referendum quasi il 100% degli elettori delle Falkland-Malvinas hanno ‘scelto’ di rimanere britannici. L’Argentina non riconoscerà il risultato del referendum, anche se l’ambasciatore argentino in Gran Bretagna dice che sarà rispettata la volontà degli elettori. Pure la Sicilia dovette difendere la propria isola Ferdinandea e non fu un referendum ma il mare a dirimere la difficile disputa. Prosaicamente, per dirsi calpestati nei propri diritti si fa riferimento a pratiche sessuali bibliche, per cui diciamo: niente sesso, siamo inglesi?
Messina, 13/03/2013 – Indipendentisti vuol dire avere a che fare con lo Statuto, per non tradirlo e non farlo tradire. Non giudica bene chi crede voglia dire isolamento, separatismo, guardare il prossimo come lo straniero da cui nascondersi, difendersi e diffidare. Il contrario… Chi aspira al turismo elegge l’accoglienza a ragione di vita. Siamo siciliani… Pure Polifemo lo era? Lo hanno descritto come un essere gigantesco, mostruoso, con un occhio solo, non specializzato in lingue straniere perché abituato solo a grugnire. Pensare che Polifemo, di professione ciclope, (in greco antico Polúphemos) letteralmente vuole dire «un chiacchierone, uno che parla molto, un tipo molto conosciuto».
Una volta i libri e la storia, non si stampavano in Sicilia…
Anche perché Polifemo di famiglia non era ‘scarso’. Era figlio di Poseidone, dio del mare e dei terremoti. Il tridente e il delfino, i simboli con cui Poseidone viene raffigurato, possono dire molto: fosse vissuto oggi avrebbe detenuto il mercato del pesce e magari avrebbe dovuto confliggere con l’UE e con chi non è d’accordo con la pesca del novellame in Sicilia.
Di madre, Polifemo, faceva Toosa, una ninfa dei mari, non una qualunque.
Ora, se è vero che Polifemo, senza leggere e scrivere, fece prigioniero Ulisse e compagni, di ritorno dalla guerra di Troia, sbarcati in Sicilia (?), nella Terra dei Ciclopi, se ne mise a capo davanti 6, divorandoli…, beh, sono cose che non si fanno, nemmeno se li capiti nella vigna.
Certo, è strano che un gigantesco mostro con un occhio solo ospiti Ulisse, suo prigioniero, al bunga-bunga, facendosi ubriacare col vino dolce fino a rimetterci quell’unico occhio, come viene descritto il terribile ciclope Polifemo.
Ma passiamo ad altro. Parliamo di ‘isole’: “Our Islands, our choice” (nostre le isole, nostra la scelta), è lo slogan più diffuso in questi giorni negli uffici postali delle Falkland-Malvinas, al largo delle coste dell’Argentina. Bersani avrebbe detto: “Nostra la maggioranza, nostra la scelta”.
E la scelta è stata fatta. Nella consultazione sulla sovranità dell’arcipelago, la Corona britannica l’ha avuta vinta con il 98% dei voti. Come dire che quasi il 100% dei circa 1.600 elettori, abitanti alle Falkland-Malvinas intendono rimanere britannici. L’Argentina, naturalmente, non è molto contenta di tale responso referendario, ma c’è di mezzo l’autodeterminazione dei popoli. Ovviamente l’Argentina non riconoscerà il risultato del referendum, anche se l’ambasciatore argentino in Gran Bretagna, Alicia Castro, dice che sarà rispettata la volontà degli abitanti di Malvinas: “Sono britannici, ma il territorio in cui vivono appartiene all’Argentina e non può essere la volontà capricciosa di una piccola comunità a dirimere una disputa territoriale di competenza del diritto internazionale”. Cameron, il premier britannico, dal canto suo gongola per la schiacciante vittoria. E intende tenersi strette le Falkland-Malvinas.
Per l’Inghilterra non è la prima volta…
  L'Isola Ferdinandea, tra Sciacca e Pantelleria, nel 1831, emerse dall'acqua del mare per circa 4 km quadrati e 65 m di altezza, divenendo isola nell’isola. Gli inglesi, sempre in cerca di piattaforme strategiche nel Mediterraneo, si imbatterono in quel posto e ne presero possesso, piantandoci sopra la loro bandiera, in nome e per conto di Sua Maestà Britannica, e chiamarono l’isola "Graham". Gli abitanti del Regno delle Due Sicilie protestarono presso la casa borbonica contro il sopruso inglese. Re Ferdinando II rivendicò la proprietà dell'isola in quanto territorio dello Stato borbonico.
Il 26 settembre 1831 la Francia passò all'azione e relazionò alla Société Géologique de France, nella seduta del 7 novembre 1831, stabilendo che quell'isola tra Sciacca e Pantelleria, non poteva essere inglese. E senza chiedere alcun permesso a Ferdinando II di Borbone, legittimo proprietario dell'isola siciliana, ci infissero la loro bandiera, ribattezzandola "Julia", come la grappa.
A sua volta re Ferdinando II, inviò sul posto la corvetta "Etna", comandata dal capitano Corrao, che non esitò a piantarci la bandiera borbonica, chiamando l'isola "Ferdinandea".
Nell’ottobre 1831 il governo borbonico inviò ufficialmente ai governi inglese e francese quanto derivava dal diritto internazionale, per cui l’isola Ferdinandea, trovandosi in territorio siciliano apparteneva alla Sicilia. Ma i due governi non risposero ed iniziarono le rivalità.
Nel 1863 l'isola denominata Julia, Nerita, Corrao, Hotham, Graham, Sciacca, Ferdinandea, scomparve per sempre, abbassandosi circa otto metri al di sotto del pelo dell’acqua. Nel 1968, subito dopo il terremoto nella valle del Belice, le acque circostanti presero a ribollire, si pensò che l'isola Ferdinandea volesse riemergere, ma non fu così. Alcune navi britanniche della flotta di stanza nel Mediterraneo si fiondarono nella zona ma i siciliani vi posero sopra una targa in pietra con la scritta: «Questo lembo di terra, una volta isola Ferdinandea, era e sarà sempre del popolo siciliano».
Dalle mie parti, parificando il diritto al dovere, si conserva un rustico modo di dire: “Cu javi ‘na casa e s’a vinni javi dirittu a ristari fora!”. (Chi ha una casa e la vende ha ‘diritto’ a rimanere fuori”).
Più prosaicamente, per dirsi calpestati nei propri diritti, derubati delle proprie cose, gabbati, si fa riferimento a pratiche sessuali ispirate al racconto biblico della distruzione di Sodoma. Perciò diciamo niente sesso, siamo inglesi?
Mimmo Mòllica

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