Articolo di Samuela Guida: http://www.agorapnl.it/aeroporto-di-paglia-e-io-pago-samuela-guida/
Non
è trascorso neanche un anno (sono sette mesi in realtà) da quando i
panteschi si sono presentati alle porte della allora neonata
aerostazione per dichiarare che lo scontento era ancora molto perché,
nonostante gli scioperi e le promesse fatte fino a quel momento, non
avevamo ancora niente se non la possibilità di ostentare un aeroporto
all’avanguardia.
In
Agosto, il giorno dell’inaugurazione della grande aerostazione, questa
ci veniva presentata dal Presidente dell’ENAC, Vito Riggio, come
un’opera di eccellenza che tutta l’Italia ci avrebbe invidiato, un
orgoglio pantesco che sarebbe diventato un modello di scalo ecologico,
che avrebbe consumato l’energia prodotta da esso stesso, un monumento,
insomma, che urlava al resto d’Italia che Pantelleria era presente ad
attiva nello sviluppo del paese. In quella occasione però, neanche le
parole del sig. Riggio avevano fermato i panteschi che, poco convinti,
si erano recati davanti alle porte del nuovo edificio e con una
“protesta pacifica” (permettetemi l’ossimoro) avevano colto l’attenzione
dei media posizionandosi fuori le mura dell’aerostazione per
polemizzare in silenzio contro tutto ciò che non andava (e ancora non
va) in quel periodo.
Sebbene
approvi lo spirito hippie e pacifista, ritengo che non ci sia
ribellione che possa essere condotta con i fiori e, come dimostrano i
fatti di oggi, sette mesi dopo quella giornata, una protesta silenziosa
non fu la scelta giusta. Il progetto complessivo della nuova
aerostazione di Pantelleria è costato circa 42 milioni di euro, la sua
superficie è stata triplicata arrivando a quasi 8000 metri quadrati,
tutta la viabilità è stata ridisegnata per permettere una resa massima
delle attività aeroportuali ma, nonostante a tutto ciò si possa amche
aggiungere la riapertura della pista ausiliaria per tenere aperto lo
scalo anche con lo scirocco, è stato proprio il vento a vanificare tutti
i lavori.
Arriviamo quindi ad oggi.
Come
la casa di paglia del più superficiale dei tre porcellini che crolla al
primo soffio del lupo cattivo è bastato un temporale per riportare
danni all’aerostazione e a far crollare, oltre ad essa, le speranze e la
fiducia dei panteschi. In un’isola che deve il suo nome proprio al
vento ci si doveva aspettare che prima o poi questo raggiungesse
un’elevata velocità ma evidentemente tra progettisti, costruttori e
vigilanti qualcuno non ha saputo fare il suo lavoro.
Questa è la situazione, e adesso?
Adesso
vanno prese le opportune decisioni: l’aeroporto potrà anche ritornare
operativo ma per quanto ancora dobbiamo essere presi in giro? Quante
“rivoluzioni silenziose” potremmo ancora fare? Sarebbe meglio protestare
con fragore, urlare che noi non ci stiamo, andare all’aeroporto e
prenderci la nostra parte: un mattone, un albero, un pezzo della grande
colata lavica che circonda le scale mobili. Dobbiamo attirare
l’attenzione dei potenti come si deve perché non si costruisce niente di
nuovo se prima non si distrugge tutto quello che non funziona, perché
dalle ceneri si può solo rinascere.

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